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Omissioni, termini e privacy: le nuove frontiere della colpa professionale
Omissioni, termini e privacy: le nuove frontiere della colpa professionale

La trasformazione digitale ha profondamente modificato diverse modalità operative, tempi e responsabilità dell’avvocato. Se da un lato gli strumenti informatici hanno migliorato l’efficienza nella gestione dei fascicoli, dall’altro hanno ampliato le aree di rischio legate alla colpa professionale, in particolare con riferimento a omissioni, decadenze e violazioni della normativa privacy.

 

Omissioni e scadenze

 

Nel contesto tradizionale, l’omissione era spesso riconducibile a un errore umano diretto: una dimenticanza, un fascicolo non aggiornato, un termine segnato in modo errato.
Oggi, invece, l’errore può nascere anche da una gestione inefficiente dei flussi digitali.

 

Tra le aree più critiche vediamo:

  • Una mancata presa visione di comunicazioni PEC rilevanti;

  • Notifiche del PCT non correttamente intercettate o archiviate;

  • Un affidamento esclusivo a software di agenda senza adeguati controlli incrociati;

  • Un'errata associazione dei documenti digitali al fascicolo corretto.

 

In questi casi, l’omissione non deriva dall’assenza di strumenti, ma dal loro utilizzo non adeguatamente presidiato. La giurisprudenza è sempre più orientata a ritenere l’avvocato responsabile anche quando l’errore è mediato dalla tecnologia, se manca un’organizzazione coerente e verificabile.

 

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La digitalizzazione del fascicolo impone all’avvocato un vero e proprio dovere organizzativo.
Non è sufficiente “avere” un sistema di gestione documentale, ma è necessario che tale sistema sia:

  • Strutturato in modo chiaro;

  • Costantemente aggiornato;

  • Accessibile in sicurezza;

  • Coerente con la complessità dello studio.

 

La perdita di un documento, l’utilizzo di una versione non aggiornata di un atto o la mancata conservazione di una prova digitale possono condurre a responsabilità professionale anche in assenza di dolo o colpa grave.

 

Il rischio aumenta in presenza di:

  • Lavoro collaborativo su cloud non adeguatamente regolato;

  • Accessi multipli senza tracciabilità;

  • Assenza di procedure interne formalizzate.

 

Privacy e dati sensibili

 

Un’area di crescente esposizione, e spesso sottovalutata, è rappresentata dalla protezione dei dati personali contenuti nei fascicoli digitali.
L’avvocato tratta quotidianamente dati sensibili, giudiziari e, in alcuni casi, altamente riservati. La gestione digitale amplifica il rischio di:

  • Accessi non autorizzati;

  • Data breach;

  • Conservazione impropria dei dati;

  • Utilizzo di strumenti non conformi al GDPR.

 

La responsabilità non riguarda solo l’evento dannoso, ma anche la mancanza di misure preventive adeguate (password deboli, dispositivi non protetti, assenza di backup sicuri, utilizzo di reti pubbliche o piattaforme non certificate). Sempre più spesso, la violazione della privacy si affianca alla contestazione di colpa professionale, con effetti rilevanti sia sul piano risarcitorio sia su quello reputazionale.

 

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Alla luce di questi scenari, la prevenzione diventa centrale. 

Per l’avvocato, prevenire significa:

  • Adottare procedure interne chiare nella gestione dei fascicoli digitali;

  • Formarsi sull’utilizzo consapevole degli strumenti tecnologici;

  • Verificare la conformità dei sistemi alle normative vigenti;

  • Valutare con attenzione le coperture assicurative in relazione ai nuovi rischi digitali.

 

La colpa professionale non nasce solo dall’errore tecnico, ma spesso da una sottovalutazione del contesto operativo in cui l’errore si genera. 

La digitalizzazione non elimina il rischio: lo sposta su piani meno evidenti, ma più complessi da governare.

Per il professionista, la vera tutela non è rinunciare alla tecnologia, ma integrarla in modo consapevole, con un approccio organizzato, aggiornato e orientato alla prevenzione.

 

 


 

 

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